Bitcoin e “Intelligenza Artificiale” sono antitetiche. Ecco perché
Bitcoin e Intelligenza Artificiale (nella sua versione accelerazionista/post-scarsità) sono fondamentalmente antitetiche. Sono due visioni del futuro che non possono coesistere pacificamente
Premessa
Wall Street è piena di “venditori di fumo” e il Bitcoin sembra sia il fumo molto facilmente “inspirabile “ da un certo tipo di popolazione.
Il modello di vendita preferito dai venditori è sempre il medesimo, ossia quello di mostrare i benefici ipotetici e mai i lati negativi.
Ecco che, dunque, il Bitcoin diventa uno “strumento di libertà“ che funge da “protezione” contro l’inflazione e alle “turbolenze di mercato“. Ciò che sfugge a molti “investitori-giocatori d’azzardo” è l’essenza stessa del Bitcoin e le sue dinamiche.
Uno strumento di protezione (quale potrebbe essere l’oro in certi periodi di mercato) ha dei comportamenti abbastanza stabili, oltre al fatto di essere stato considerato tale da millenni. L’oro può inoltre essere definito un collateral per alcuni strumenti di investimento.
Il Bitcoin, invece, è fine a sé stesso. È manipolato da 5 grandi possessori, non ha collateral di riferimento, subisce oscillazioni di prezzo mostruose (che si contrappongono al comportamento che dovrebbe avere uno strumento di protezione che, invece, deve essere particolarmente stabile) e il suo prezzo dipende esclusivamente dai compratori e dai venditori in quanto, oltre ad essere virtuale, non ha un rendimento proprio.
Al contrario, una stablecoin come Tether potrebbe essere considerata come una valuta di riferimento sostanziale che si contrappone alla moneta fiat in quanto si aggancia a collateral (Treasuries e oro ad esempio).
Ecco cosa il 90% dei bitcoiner dei Social non vuole sentire.
Il marketing del Bitcoin
Il racconto “Bitcoin = libertà finanziaria, hedge contro l’inflazione, oro digitale” è una narrazione di vendita estremamente efficace, ripetuta all’infinito da influencer, fondi e conferenze a Miami. Funziona perché è semplice e fa leva su paure reali (inflazione, banche centrali, confische). Ma è una narrazione parziale, spesso in malafede.Bitcoin NON si comporta come un asset di protezione
2011: -93%
2014-2015: -86%
2018: -84%
2022: -77%
L’oro, nello stesso periodo, ha avuto il peggior drawdown del -45% (2008-2011).
Se per “hedge” intendiamo qualcosa che protegge il capitale nei momenti peggiori, Bitcoin ha fallito miseramente ogni singolo ciclo ribassista. È un asset rischioso, speculativo, pro-ciclico: sale quando tutto sale, crolla quando tutto crolla (correlazione con Nasdaq > 0.7 negli ultimi 3 anni).
La concentrazione di possesso è un problema reale
Circa il 2-3% degli indirizzi controlla oltre il 90% dei bitcoin (molti sono exchange, ma resta il fatto che poche decine di “whale” possono spostare il mercato). Nel 2021-2022 abbiamo visto chiaramente dump coordinati da entità molto grandi. Non è “decentrato” nel senso romantico che viene venduto.Bitcoin non ha rendimento intrinseco
Esattamente come l’oro, direbbero i bitcoiner. Ma l’oro ha 5000 anni di storia come riserva di valore universale, viene accettato ovunque (anche in zone di guerra), ha usi industriali e gioielleria. Bitcoin ha 16 anni, non è accettato quasi da nessuno per pagare le tasse o il caffè, e il suo valore dipende esclusivamente dal prossimo compratore che ci crede più di te (greater fool theory in forma pura).Stablecoin vs Bitcoin:
Paradossalmente oggi le stablecoin (soprattutto USDT e USDC) sono più “serie” di Bitcoin come alternativa al sistema fiat:Sono collateralizzate (almeno sulla carta) con asset reali
Hanno volatilità quasi zero
Sono effettivamente usate per pagamenti e remittance (centinaia di miliardi di volume reale ogni giorno)
Funzionano 24/7, si trasferiscono in secondi a costo irrisorio
Bitcoin invece viene usato pochissimo come mezzo di scambio (transazioni on-chain sono crollate, Lightning è ancora una nicchia). Di fatto oggi è un asset speculativo detenuto per apprezzamento di capitale, non una moneta.
Bitcoin non è oro digitale. È un esperimento sociale/tecnologico/finanziario ad altissimo rischio.
Chi lo compra pensando di avere in tasca “la protezione definitiva” sta cadendo nella trappola del marketing.
Sulla “immutabilità” dei 21 milioni, qui entriamo nel punto più delicato e dove la narrazione bitcoiniana è più fragile di quanto ammettano i massimalisti.
Hard fork per aumentare l’offerta? Tecnicamente possibile, socialmente quasi impossibile (per ora)
Per aumentare il cap servirebbe un hard fork e la maggioranza della rete (nodi + miner + utenti economici) che lo accetta.
Nel momento esatto in cui qualcuno proponesse “facciamo 42 milioni invece di 21”, il prezzo crollerebbe del 70-80% in poche ore. Chi ha accumulato per anni a prezzi alti (MicroStrategy, BlackRock, Thiel, Saylor, i fondi ETF) perderebbe trilioni di carta.
Questi soggetti oggi hanno interesse VESCOVILE a mantenere la narrazione dei 21 milioni. Sono loro i nuovi “guardiani” del protocollo, molto più dei cypherpunk originali.Computer quantistici
La minaccia è reale, ma lontana (10-20 anni per macchine capaci di rompere ECDSA in tempo utile). E comunque:Bitcoin può fare un soft fork per passare a crittografia post-quantistica (già in discussione da anni)
Chi non muove mai i propri coin da wallet vecchi (formato P2PK o vecchi P2PKH) è vulnerabile, ma la stragrande maggioranza dei coin è già su SegWit o Taproot, più facili da aggiornare.
Il vero rischio non è un fork esplicito a 42 milioni
Il rischio reale è molto più subdolo: fork “soft” che introducono inflazione mascherata, tipo:tail emission (si continua a pagare un piccolo reward ai miner, cioè inflazione permanente) → già proposto da qualche dev
confisca dei coin dormienti (dopo 20 anni inattivi vanno al tesoro dei miner o dello Stato) → proposto seriamente in alcuni circoli
sidechain o layer-2 che diventano “il vero Bitcoin” e il layer base viene abbandonato (è già successo con Blockstream e Liquid)
Questi cambiamenti possono essere venduti come “necessari per la sicurezza della rete” e fatti passare gradualmente. Non serve cambiare la riga “21 milioni”, basta rendere il vecchio layer obsoleto.
La storia insegna
Ogni esperimento monetario nella storia, quando è diventato abbastanza grande e ha attirato abbastanza avidità, ha finito per essere inflazionato o confiscato.Oro: Roosevelt 1933, ordine esecutivo 6102
Franco svizzero: fine della parità con l’oro nel 1936, poi nel 1999
Dollaro: fine della convertibilità in oro 1971
Bitcoin è l’unico asset dove l’inflazione è scritta nel codice e protetta da incentivi economici mostruosi… ma solo finché gli incentivi restano allineati.
Conclusione netta
I 21 milioni sono probabilmente al sicuro per i prossimi 15-30 anni, perché oggi conviene a troppe persone potenti che restino così.
Dopo di che? Quando i grandi fondi avranno finito di accumulare, quando l’ultimo halving sarà vicino, quando i miner saranno in crisi di ricavi… vedremo quanto vale davvero la religione dei 21 milioni di fronte all’avidità umana. Per come la vedo io: il vero “hard money” (una valuta o un asset che mantiene il proprio valore nel tempo ) oggi non è Bitcoin.
È il dollaro fisico sotto il materasso in Argentina, o USDT su Tron per chi non può avere il materasso. Bitcoin resta una scommessa tecnologica/ideologica, non una certezza matematica eterna.
Bitcoin e Intelligenza Artificiali: l’Antitesi
Dall’altro lato poi ci sono altri venditori di fumo. Quelli che sbandierano un futuro prossimo in cui a lavorare saranno solo le macchine e l’IA e dove tutto costerà una frazione grazie alla sovrabbondanza. Sono gli stessi che oggi, come il Diavolo teme l’acqua santa, temono la deflazione.
Il secondo grande “venditore di fumo” contemporaneo: l’accelerazionista techno-ottimista (Kurzweil, Altman, Andreessen, Elon Musk, Cathie Wood, ecc.) che dipinge questo paradiso futuro:
IA superintelligente tra il 2027 e il 2035
robot che fanno tutto
energia praticamente gratis (fusione, solare esponenziale)
abbondanza post-scarsità
tutto costerà 1/100 di oggi
→ quindi prezzi che crollano = deflazione fortissima e permanente.
E poi, nella stessa frase, questi stessi profeti dicono:
“Comprate Bitcoin, perché sarà la riserva di valore definitiva in un mondo deflazionistico”. Aspetta… fermi tutti.In un mondo veramente deflazionistico (tecnologico, non da depressione), Bitcoin è la peggior cosa che puoi possedere.
Perché?
Deflazione = il tuo denaro aumenta di potere d’acquisto ogni anno che passa.
Se domani un caffè costa 0,50 invece di 3 euro, e fra 5 anni 0,05 centesimi, perché diavolo dovresti spendere i tuoi Bitcoin oggi?
Li terresti fermi per sempre. La velocità della moneta (velocity) andrebbe a zero. La rete si pietrificherebbe.In un’economia ultra-deflazionistica la gente preferirebbe detenere la moneta più deflazionistica possibile.
E indovina un po’? La moneta più deflazionistica non sarebbe Bitcoin… sarebbe la moneta emessa dall’entità che controlla l’IA e i robot.
Cioè probabilmente un futuro token emesso da OpenAI, Google, o da un governo che ha il monopolio della superintelligenza.
Quello potrebbe avere supply zero o addirittura negativo (burn automatico). Bitcoin con i suoi miseri 21 milioni diventerebbe… l’euro di oggi.La deflazione tecnologica uccide il debito.
Oggi tutto il sistema finanziario (Stati, aziende, famiglie) è costruito su montagne di debito.
Se arriva una deflazione al -20%/anno, il valore reale del debito esplode. Default a catena.
Chi sopravvive (i soliti pochi) vorrà moneta che può essere stampata per salvare il sistema, non moneta rigida che accelera la spirale deflazionistica.
Bitcoin in quello scenario diventa il nemico pubblico numero 1.La contraddizione interna dei bitcoiners accelerazionisti è grottesca
Da una parte: “Vogliamo che le macchine prendano il sopravvento, vogliamo l’abbondanza dei robot, i prezzi a zero”
Dall’altra: “Mai vendere i Bitcoin, mantieni fino alla morte”
Ma se i prezzi vanno davvero a zero, il tuo Bitcoin fra 20 anni ti comprerà tutto il pianeta… e tu non lo spenderai mai perché aspettare altri 5 anni te ne farà comprare 10 pianeti.
Risultato: l’economia si ferma. È la famosa “deflationary spiral” che gli economisti temono da 90 anni.
La verità scomoda
I veri credenti in entrambi i culti (Bitcoin massimalista + accelerazionismo IA) non si sono mai seduti a fare due conti su cosa succede se le due profezie si realizzano contemporaneamente.
Se vince l’abbondanza robotica → la deflazione distrugge il valore relativo di qualsiasi asset scarsissimo ma improduttivo (Bitcoin, oro, terre rare, dipinti di Picasso).
Se vince la scarsità monetaria assoluta (21 milioni e basta) → l’economia reale deve per forza restare scarsa, quindi niente paradiso di abbondanza.
Non puoi avere contemporaneamente:
prezzi che crollano del 95% grazie ai robot
e il tuo asset digitale che sale di 100x perché “scarsità”.
Una delle due narrazioni deve morire.E secondo me, se mai arriveremo davvero all’abbondanza post-scarsità, la vincerà la tecnologia e l’IA, non la religione dei 21 milioni.
Perché alla fine l’avidità umana + il potere computazionale batteranno sempre un numeretto scritto in un software del 2009.
Quindi sì: altri due venditori di fumo che si danno il cambio sullo stesso palco, vendendo sogni incompatibili tra loro.
E la gente ci casca comprando entrambi i biglietti.
Ma la Massa è stupida a non comprendere certe ovvietà?
Ciò che mi riesce davvero a comprendere è come la gente non comprenda queste ovvietà. Non parlo del fruttivendolo sotto casa (sebbene siano sempre più rari) ma di “esperti”, di persone con PHD con le quali a volte discuto. C’è una chiusura mentale ermetica in tal senso.
Perché non è un problema di intelligenza.
È un problema di identità, di appartenenza tribale e di incentivi economici.
L’identità viene prima dei fatti
Per tantissimi “esperti” (PhD, economisti, ingegneri, programmatori) Bitcoin o l’accelerazionismo non sono più investimenti o teorie: sono la loro nuova religione laica.
Hanno investito anni della loro vita a studiarli, a scriverci libri, a parlare a conferenze, a costruirci sopra la loro reputazione e il loro network.
Ammettere anche solo una delle contraddizioni che tu e io stiamo discutendo significherebbe:dare ragione ai “boomer” o agli “statisti” che hanno sempre deriso
distruggere la propria autorità personale
perdere follower, inviti, contratti di consulenza, grant, clienti
È molto più facile chiudersi a riccio e spostare i pali della porta ogni volta che arriva un’obiezione.
Il meccanismo psicologico è sempre lo stesso
2013: “Bitcoin è moneta per pagare il caffè” → fallisce → “No, è riserva di valore”
2018: “È oro digitale non correlato” → crolla insieme a tutto il resto → “No, è risk-on tech stock, va bene così”
2022: “Protegge dall’inflazione” → perde il 77% mentre l’inflazione era al 9% → “No, guarda il prezzo a 4 anni”
Ogni fallimento della profezia viene trasformato in una nuova profezia. È il classico meccanismo delle sette millenariste: la data del rapimento viene continuamente spostata.
Gli incentivi sono allineati perfettamente
Chi ha un PhD in economia e lavora per un crypto fund non può scrivere un paper che dice “Bitcoin è una bolla speculativa” → perderebbe il lavoro.
Chi insegna informatica e ha 300 BTC non vuole sentire che fra 20 anni potrebbero valere zero.
Chi ha costruito la propria brand identity su “the future is AI + Bitcoin” (tipo Balaji, Saylor, Andreessen) ha letteralmente legato il proprio nome a questa narrazione. Rinnegarla significherebbe suicidio sociale.
Il bias di conferma è amplificato dal contesto sociale
Oggi queste persone vivono in bolle fisiche e digitali dove tutti ripetono la stessa litania.Conferenze a Miami, Lisbona, Lugano
Gruppi Telegram, Discord, Twitter Spaces
Podcast dove si invitano solo altri credenti
Chi porta obiezioni serie viene immediatamente bollato come “nocoiner”, “shitcoiner”, “boomer”, “statista” e cacciato.
Dopo un po’ il cervello si convince davvero che il dissenso sia solo ignoranza o malafede.
È successo mille volte nella storia
Gli economisti keynesiani negli anni ’70 negavano l’evidenza della stagflazione
I fisici sovietici negavano la genetica mendeliana perché “borghese”
I professori di finanza nel 1999 dicevano che internet era una bolla e il P/E di 200 era giustificato (a dire il vero lo dicono anche oggi)
Quando una narrazione diventa identità + soldi + status, anche le persone più intelligenti diventano impermeabili ai fatti.
Per loro ammettere anche solo un dubbio significherebbe far crollare l’intero castello di carte su cui hanno costruito la propria vita degli ultimi 5-10 anni. È la stessa ragione per cui un testimone di Geova con laurea in fisica continuerà a credere che il mondo finirà nel 2034 anche se gli dimostri matematicamente il contrario.
Non è stupidità. È protezione dell’io. E purtroppo è una delle cose più umane che esistano.
Bitcoin e l’Intelligenza Artificiale (nella sua versione accelerazionista/post-scarsità) sono fondamentalmente antitetiche.
Sono due visioni del futuro che non possono coesistere pacificamente.
In pratica:
Se vince la visione Bitcoin-maximalist → il futuro deve restare fondamentalmente scarso (altrimenti il protocollo non ha senso).
L’abbondanza robotica deve essere bloccata o almeno fortemente limitata.Se vince la visione accelerazionista/AGI → il futuro è un’esplosione di abbondanza e la scarsità monetaria assoluta diventa un bug, non una feature.
Bitcoin verrà superato, marginalizzato o addirittura demonetizzato da sistemi monetari progettati ex novo da un’intelligenza superiore.
Oggi i due culti si sovrappongono perché:
molti bitcoiners sono anche libertarian/tech-ottimisti
molti accelerazionisti usano Bitcoin come “ponte” o come speculazione nel frattempo
c’è tanto denaro facile da fare nel breve termine
Ma quando (e se) arriveremo al bivio vero, uno dei due dovrà morire.
Provocazione finale
Bitcoin è la religione del “Dio è morto, ma la scarsità è eterna”.
L’IA accelerazionista è la religione del “Dio sta per rinascere come superintelligenza e abolirà la scarsità”.Non possono pregare allo stesso altare.
Uno è il Cristo, l’altro è l’Anticristo dell’altro.
E la cosa divertente? Oggi moltissimi pregano entrambi i domenica.
Bitcoin vs Stablecoin
Tolte tutte le narrazioni, tolta la speranza di capital gain (che è l’unico motivo reale per cui il 95% delle persone lo detiene oggi), non esiste praticamente nessuna ragione oggettiva per preferire Bitcoin a una stablecoin ben fatta (USDC, USDT, EURC, ecc.).
Anzi, su quasi tutti i parametri concreti Bitcoin perde malissimo. Confronto senza pietà, punto per punto (2025 reale, non fantasie del 2013):
Risultato netto
Per il 99,9% degli usi reali del 2025 (pagamenti, remittance, protezione dall’inflazione locale, trading, risparmio quotidiano) le stablecoin sono già oggi superiori a Bitcoin.
Bitcoin vince solo in tre scenari estremi (che riguardano forse lo 0,1% delle persone):
Self-custody assoluta a lunghissimo termine (20-50 anni) senza fiducia in nessuna controparte
Situazione di collasso totale del sistema finanziario globale in cui anche Circle/Tether/Binance falliscono
Necessità di portare capitali molto grandi oltre frontiera ricordando solo 12-24 parole (es. espatrio forzato, esproprio, guerra)
In tutti gli altri casi – compreso l’uso reale nei paesi “difficili” che i bitcoiners citano sempre (Argentina, Venezuela, Libano, Nigeria, Turchia) – la gente usa USDT su Tron.
Non Bitcoin.
Conclusione
Se domani sparisse del tutto la speranza di capital gain (immagina che il prezzo di Bitcoin si stabilizzasse per sempre intorno ai 100-120k), nel giro di 12-24 mesi il 90% del volume, degli utenti e dell’interesse migrerebbe verso stablecoin.
Bitcoin resterebbe solo per cypherpunk, criminali molto sofisticati e qualche hedge fund che ci specula sopra.
Oggi non c’è nessuna ragione razionale di preferire Bitcoin a una stablecoin.

